Silvio premier e Silvio cittadino

Schifato dalla politica nazionale e traumatizzato dal risultato delle ultime elezioni regionali, che hanno portato al governo dell’isola politicanti di basso livello la cui unica azione è stata finora quello di dividersi le poltrone in maniera nauseante, sono caduto in una sorta di letargo apatico per mesi.

Profondamente deluso dai  meccanismi assolutamente non democratici ma despotici e clientelari del partito in cui io stesso mi sono candidato, per mesi ho sentito raramente l’impulso di scrivere e le poche volte in cui ciò è accaduto la pigrezza  ne ha contenuto lo slancio emotivo.

Tale slancio rivive invece oggi a ridosso della pronuncia di incostituzionalità del lodo Alfano, ossia la legge con in quale la maggioranza parlamentare intendeva proteggere l’ormai delirante Silvio da processi che ne possono determinare la condanna.

Tale slancio rivive per il bisogno di evidenziare alcuni aspetti di una vicenda grottesca che nessuno finora ha avuto l’ardire di sottolineare, forse perchè, come mi ha scritto un amico da Barcellona,  “finchè c’è giustizia  c è speranza” .

Non mi voglio soffermare sulle parole sovversive utilizzate dal povero Silvio nei confronti di Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica che, a suo avviso, avrebbe dovuto influenzare i giudici di sinistra della Corte Costituzionale, come lui aveva intuito sarebbe dovuto accadere.

Inutile poi soffermarsi sull’ennesimo esempio del suo nauseabondo maschilismo che finalmente gli sgorga limpido e trasparente da una bocca schiumante di rabbia quando definisce Rosy Bindi “donna  più bella che intelligente”. Evidentemente  per lui la donna è l’altra metà del cielo  solo quando accompagnata da un’ estetica a lui congeniale.

Ciò che invece mi interessa sottolineare è l’aspetto giuridico della questione visto che tutti i prostranti  servitori di “Re” Silvio appartenenti alla maggioranza utilizzavano le stesse argomentazioni per giustificare la necessarietà del lodo alfano e la contradditorietà della decisione della consulta.

Il primo argomento pseudo giuridico è data, udite udite,  dall’esistenza di un conflitto di interessi tra il Silvio premier, che ha diritto di governare, ed il Silvio cittadino che ha diritto di difendersi. La tesi è interessante non tanto per la sua sostanza giuridica inesistente quanto per  la sostanza logica che si vorrebbe dimostrare.

Insomma, mentre il Silvio cittadino imprenditore non crea problemi di conflitto con il Silvio premier  ci sono invece evidenti problemi per quanto riguarda  Silvio cittadino imputato visto che se questi si difendesse in aula  automaticamente ruberebbe tempo prezioso al  Silvio premier.

Ora, l’argometazione non può non destare per lo meno un pizzico di ilarità nel momento in cui il Silvio premier non può perdere tempo per colpa di Silvio cittadino imputato ma può invece perdere tempo per colpa di Silvio cittadino arrapato.

E’ in effetti accertato, per quanto riferito ai giudici dal pr sessuale del premier Tarantini, che il Silvio cittadino arrapato abbia fatto annullare alcuni impegni ufficiali a Silvio premier in favore di qualche festino a base di escort e showgirl nelle sue residenze.

Due in particolare gli appuntamenti annullati sotto accusa: il 23 settembre 2008 Silvio premier avrebbe disertato l’assemblea generale dell’Onu mentre il 17 dicembre 2008 lo stesso disertò una manifestazione al Coni e gli auguri di Natale con Napolitano.

In tal senso l’argomentazione proposta dai nipotini giuridici di previti, Ghedini e  Alfano,  che proteggono Silvio in tutte le sue versioni possibili, risulterebbe anche simpatica se non fosse che poi viene riproposta da ogni componente di governo o maggioranza che la rendono sicuramente credibile, attraverso l’uso dei media, a chi ha scarsa capacità di analisi.

Abbandonata quella che abbiamo chiamato pocanzi l’ argomentazione pseudo giuridica andiamo ad analizzare quella che dovrebbe essere l’argomentazione giuridica vera e propria e che ha portato  a definire la decisione sul lodo alfano contradditoria rispetto alla precedente decisione del 2004 sul lodo Schifani.

Secondo il parere del governo, dei suoi esponenti e anche di alcuni costituzionalisti ,la precedente sentenza sul lodo Schifani non avrebbe affatto parlato di violazione del principio di uguaglianza, come invece fa la decisione di qualche giorno fa, e avrebbe pertanto legittimato la riproposizione di una legge, modificata solo in alcuni aspetti secondari, che doveva necessariamnete essere considerata costituzionale.

La sentenza 24/2004 della Corte Costituzionale in realtà dichiara l’illegittimità costituzionale della legge 20 giugno 2003, n.140 (Disposizioni per l’attuazione dell’art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato) stabilendo che “la questione è fondata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione” (punto n. 8 di diritto).

Anche in questo caso la capacità di mistificazione della realtà è l’aspetto inquietante della vicenda visto che, attraverso una propaganda stile Goebbels realizzata con il bombardamento mediatico, sivuole rendere certa anche la menzogna.

E’ però inquietante anche il fatto che l’opposizione non abbia confutato con decisione e  precisione tali argomentazioni il che può avere ingenerato in tanti la convinzione che il povero Silvio (così come lo definiva il mitico cornacchione) sia stato ancora una volta vittima di persecuzioni pilotate.

Ed è’ ancora più inquietante  il fatto che praticamente tutta l’opposizione, per interessi  esclusivamente di partito (nel PD devono addirittura ancora fare le primarie mentre l’UDC prepara il grande centro !), non abbia chiesto a gran voce  le dimissioni di silvio.

In un paese normale e civile non può accadere che l’attività parlamentare si blocchi per tanto tempo per far promulgare una legge ad personam come quella ora dichiarata incostituzionale.

In un paese normale e civile infatti il governo ed il parlamento lavorano per la collettività e non per interessi particolari di pochi e se i responsabili, con i loro comportamenti, pregiudicano l’immagine del paese e ne determinano la decadenza, questi si dimettono volontariamente o sotto la pressione dell’opinione pubblica e dell’opposizione politica.

In questo nostro strano paese è però normale che il premier si faccia le leggi ad personam, che questi governi in uno stato di conflitto di interessi permanente, che si faccia lo scudo fiscale per riciclare in maniera legale tutto il denaro sporco proveniente dal crimine e sarà normale che a breve, come già previsto,  si faccia un’altra legge che ,riducendo i termini di prescrizione dei processi, consenta a Silvio cittadino imputato di evitarli.

Non è importante che questo premier stia facendo ridere tutto il mondo, che l’Italia stia perdendo importanza e credibilità e sia vista ovunque con diffidenza (persino dagli investitori).

Questo paese è talmente assuefatto alle patologie oramai congenite del suo sistema politico che appare assolutamente normale che questo premier vada avanti a governare il paese, continuando  a fare i suoi interessi e quelli dei suoi servitori, senza che l’opposizione compatta ne chieda a voce alta le dimissioni.

2 Commenti a “Silvio premier e Silvio cittadino”

  1. Michele Rossetti scrive:

    Caro Fabrizio,

    grazie per scrivere queste bellissime parole. Grazie per farci pensare, per farci conoscere i risvolti giuridici di una vicenda che veramente rivolge lo stomaco. E grazie per aver approfittato un piccolo slancio per sfogarti in questo testo così chiaro e preciso. Insomma, grazie per aver ancora la forza di scrivere, nonostante il nostro paese faccia realmente vergogna a chi lo vede da fuori. E’ solo con questa forza, la unica che ci rimane, che potremmo sperare che un domani i nostri figli possano trovare un paese diverso, almeno un poco diverso, e possano affermare: i miei genitori sono esseri pensanti e non vili servi di un essere indecente.

  2. Andrea scrive:

    Caro Fabrizio,
    grazie per scrivere queste bellissime parole. Non sono qui a rubare le parole di Michele Rossetti, ma a manifestare la mia solidarietà al nostro pensiero da te così bene espresso.
    Ti abbraccio
    Andrea

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