La sinistra vince ancora in America Latina
23/03/2009 | Attualità
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[post_content] => Nello stesso weekend che il presdente venezuelano celebrava la vittoria di Mauricio Funes nelle elezioni presidenziali di El Salvador il suo omologo brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è riunito con Barack Obama in Washington. Entrambe sono manifetsazioni concrete di quelle che sono le tendenze che caratterizzeranno la politica dell' America Latina nei prossimi anni.
Con l'elezione di Funes a presidente di El Salvador si sono conclusi in maniera pacifica e democratica due decenni di governi del partito Arena (Alianza Republicana Nacionalista), con la transizione da un governo di destra e strettamente legato agli Stati Uniti a un governo di sinistra i cui maggiori leader hanno una lunga storia che li ha visti fronteggiarsi a Washington.
Nello stesso momento l' incontro di Lula con Obama segna la fine di un lungo periodo di allontanamento tra Stati Uniti e America Latina ed apre nuove possibilità di ricostruire buone relazioni.
Secondo il presidente Chavez, l'elezione di Funes, candidato dell'antica guerriglia Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), consolida " la corrente storica che si è sviluppata in America Latina in questo primo decennio del XXI secolo", riferendosi alla salita al potere della sinistra in vari paesi.
Questo significa che la vittoria del FLMN aggiungerà un nuovo paese all'asse di Hugo?
Il nucleo duro dell'asse è formato da Bolivia, Ecuador e Nicaragua. Anche Paraguay ed Honduras fanno parte dell'alleanza ma i loro governi hanno un'opposizione interna che impedisce una integrazione più profonda.
Mentre i paesi dell'asse di Hugo costruiscono un'alleanza antiamericana e applicano quello che il presidente venezuelano chiama "il socialismo del XXI secolo", il governo brasiliano sta sviluppando con grande successo un progetto geopolitico molto diverso: costruire alleanze che diano al Brasile voce e voto nelle grandi decisioni che riguardano l'umanità.
Il Brasile si è convertito in un attore molto influente nelle principali negoziazioni di questi tempi: le regole del commercio internazionale, il ridisegno del sistema finanziario mondiale, energia e medio ambiente, lotta contro la povertà. Così mentre Hugo Chavez dedica i suoi sforzi a influire in paesi come Bolivia, Nicaragua e Paraguay, Lula stringe rapporti con India, Sudafrica ed Unione Europea.
Il governo del Brasile non fa parte dell'asse di Hugo però mantiene relazioni amichevoli con i governi che fanno parte di questo gruppo e appoggia con entusiasmo i piani del presidente venezuelano (gasodotto transcontinenatale, banca del sud, entrata di Venezuela nel Mercosur).
Questa coesistenza pacifica tra l'asse di Hugo e l'asse di Lula può però essere danneggiata dal crescente avvicinarsi di Lula ed Obama. Molto presto paesi come El salvador dovranno scegliere se appartenere ad un'alleanza la cui influenza dipende dal petrolio (e dalla disponibilità del governo di Venezuela di regalarlo) o essere alleati di un gigante continentale che ha buone relazioni con gli Stati Uniti e che ha un gran peso nei fori mondiali dove si prendono decisioni che li riguardano.
Il nuovo presidente di El Salvador si trova già in un bivio perché il suo partito gli farà pressioni per entrare nell'asse di Hugo. Questi, nonostante la caduta delle entrate legate al petrolio, continua ad avere soldi per influire nella politica interna di El salvador e non ci sono dubbi che lo farà. Il presidente Funes lo sa meglio di chiunque altri per cui la sua maggior difficoltà sarà quella di beneficiarne senza diventare un paese satellite di Hugo.
Per riuscirci sa benissimo che può contare con Lula e forse proprio per questo la sua prima decisione come presidente eletto fu quella di viaggiare in Brasile.
Arrivato in Brasile Funes ha affermato che "per me i presidente Lula e il suo governo costituiscono un punto di riferimento di esercizio democratico di un governo di sinistra che può mandare segnali di fiducia importanti agli investitori stranieri".
Vediamo che dirà quando visiterà Hugo.
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