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[post_date] => 2009-02-02 23:51:29
[post_date_gmt] => 2009-02-02 22:51:29
[post_content] => Un modello sociale per lo sfruttamento dell'energia eolica in Sardegna.
La capacità di un territorio di produrre energia a partire dal vento dipende dall'intensità
con cui il vento lo colpisce. Per dare un valore a questo potenziale si suole usare la
media della velocità del vento durante un anno. In diverse zone della Sardegna la
velocità media annuale ha valori tra i 6 e 8 m/s, non c'è dubbio quindi che la nostra
Isola possiede una delle maggiori risorse eoliche dell'Italia, e tra le più importanti del
mediterraneo. Per la maggior parte dei sardi questo fatto non è una sorpresa: siamo
tutti abituati al fresco, intenso e profumato maestrale così come all'afoso, denso e caldo
scirocco, entrambi portatori di grandi risorse energetiche. E sicuramente non e' una
sorpresa per i promotori eolici (imprese che si dedicano alla progettazione di una
centrale eolica ed ottenere permessi per la sua installazione) e per i gestori di parchi
eolici, che dal vento traggono profitto, e che hanno investito e stanno investendo grandi
capitali in progetti di centrali eoliche in Sardegna.
Ma alla fine questo vento di chi è? Chi lo genera? Dire che appartiene ai sardi e forse
un po' azzardato; in realtà il vento e' il risultato di una differenza di pressione tra masse
d'aria, che si può formare a moltissimi chilometri dalla Sardegna, e noi ne vediamo solo
una parte. E come il mare, l'aria appartiene a tutti. Ma una domanda più corretta
sarebbe: "chi ha diritto di trarne il maggior profitto dal suo utilizzo come fonte
energetica?". Se se ne fa uso in Sardegna, è chiarissimo: i sardi. Insomma, forse il
vento e' di tutti, ma i profitti derivati dall'uso di questa risorsa in Sardegna sì
dovrebbero ricadere sui sardi, almeno in buona parte.
E ci tengo a chiarire che non e' una idea utopica dettata dal legame emotivo che ho con
la mia terra, ma bensì un discorso politico, razionale e realista: perché in Europa, in
paesi non certamente indietro rispetto al nostro, come la Danimarca e la Germania, ci
sono chiari esempi di come l'utilizzo della risorsa eolica vada a favore della
popolazione locale. In entrambi quei paesi infatti esistono da anni cooperative del
vento, ovvero associazioni costituite da vari individui che traggono profitto dai
generatori eolici (vendendo la energia elettrica prodotta), sostenute da una legislazione
locale creata vent'anni fa e basata su due principi fondamentali: il criterio di proprietà
locale e il criterio del consumo di energia. Il primo criterio si creo' per assicurare che
gli abitanti locali fossero anche i beneficiari della presenza dei generatori eolici. Il
secondo nacque dall'idea che ciascuno potesse coprire il proprio consumo elettrico da
fonte eolica, ed allo stesso tempo assicurava che nessuno potesse ricavare profitti
esorbitanti. Entrambi i criteri inoltre, aggiunti al fatto che spesso il proprietario del
terreno godeva di benefici maggiori rispetto agli altri soci, hanno favorito una maggiore
accettazione e minimizzato la resistenza locale all'eolica. Col passare degli anni i
generatori eolici sono diventati sempre più grandi, e costosi, diventando sempre più
difficile per un agricoltore o piccolo proprietario finanziare il progetto, per cui si è
formato il modello misto, come è il caso della centrale eolica offshore (insieme di
generatori installati a largo dalla costa) di Middelgrunden, Danimarca, di propietá per il
50% di una impresa di generazione e per l'altra metà di una cooperativa di individui o di
famiglie che possiedono una quota di azioni, generalmente proporzionale al proprio
consumo.
Per creare questo modello ci vuole prima di tutto volontà politica, per esempio una
legislazione che favorisca la nascita di queste cooperative e che ne stabilisca i criteri.
Una volontà politica che in sostanza dia una risposta a questa domanda: cosa preferiamo
noi sardi, un modello eolico che implica essere il portabandiera, per una volta ancora, di
un'impresa promotrice con sede magari in nord d'Italia, e di una centrale eolica gestita e
operata da un'altra impresa con sede magari all'estero, o essere i legittimi e orgogliosi
rappresentanti di un modello eolico basato sull'equa ripartizione di una risorsa che e' di
tutti e tra le poche che può apportare ricchezza alla nostra terra?
Michele Rossetti
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Un modello sociale per lo sfruttamento dell’energia eolica in Sardegna.
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