stdClass Object
(
[ID] => 320
[post_author] => 2
[post_date] => 2009-01-26 18:26:30
[post_date_gmt] => 2009-01-26 17:26:30
[post_content] =>
Non posso che essere felice di inaugurare il mio blog con questo articolo scritto nel giorno in cui Barack Obama ha prestato giuramento sulla scalinata di Capitol Hill.
Il presidente degli Stati Uniti ha detto che “il mondo è cambiato e dobbiamo cambiare anche noi”.
Lo ha detto Obama alla vigilia del voto in Sardegna, alla vigilia di un piccolo momento di democrazia in una piccola regione del mondo.
Come possiamo non tenerlo in considerazione anche noi, pur se nel nostro piccolo, noi che siamo sardi, siamo italiani, siamo europei ma soprattutto siamo cittadini del mondo, dello stesso unico mondo?
Quanto dice Obama mi da ancora più convinzione e più coraggio per dire ad alta voce quello che tutti sappiamo e cioè che dobbiamo cambiare tutti.
Nel nostro piccolo dobbiamo partecipare al cambiamento ora possibile e dobbiamo migliorarci per migliorare il mondo.
La cosa che mi ha colpito maggiormente del “miracolo” Obama è la capacità di interpretare il cambiamento avvenuto nel mondo in questi anni con il “miracolo” internet.
Senza internet non esisterebbe Obama, senza internet non potrebbero esistere una moltitudine di persone nel mondo che esprimere le proprie idee, con i blog, con i social networks, con i forum, con le chat, con le informazioni che girano, si scambiano, si intersecano e molto spesso si scontrano.
Internet permette questo, permette la velocità nella trasmissione delle informazioni e grazie a questo le persone si avvicinano, si uniscono, possono diventare una forza e se va bene una grande forza.
Quanto mi piacerebbe che internet permettesse la realizzazione di un altro piccolo “miracolo”, il miracolo di un signor nessuno che si fa conoscere, si fa apprezzare, si fa votare, si fa eleggere ed infine si fa carico di rappresentare delle idee che appartengono a molti, dei valori che appartengono a molti, i valori della pace, dell’amicizia, della tolleranza del diverso, della solidarietà, della meritocrazia, della giustizia uguale davvero per tutti, della dignità del lavoro, del rispetto dell’ambiente, della CULTURA CHE AIUTA a far si che quei valori esistano.
Oggi in America, alla fine del discorso di Obama la scrittrice Elizabeth Alexander, cresciuta in un ambiente permeato dalle battaglie per i diritti civili, è salita sul palco per recitare una poesia composta per l'occasione.
Una poesia, vi rendete conto? vi immaginate una poesia letta dopo il discorso di Bush???
Una cosa del genere prima non era possibile, ora si.
La cultura deve diventare leva di sviluppo ovunque e anche qui nella nostra piccola isola, nella terra di Sardegna.
[post_title] => Terra di Sardegna
[post_category] => 0
[post_excerpt] =>
[post_status] => publish
[comment_status] => open
[ping_status] => open
[post_password] =>
[post_name] => terra-di-sardegna
[to_ping] =>
[pinged] =>
[post_modified] => 2009-01-28 12:55:06
[post_modified_gmt] => 2009-01-28 11:55:06
[post_content_filtered] =>
[post_parent] => 0
[guid] => http://www.fabriziomurgia.com/?p=320
[menu_order] => 0
[post_type] => post
[post_mime_type] =>
[comment_count] => 2
[filter] => raw
)
Non posso che essere felice di inaugurare il mio blog con questo articolo scritto nel giorno in cui Barack Obama ha prestato giuramento sulla scalinata di Capitol Hill.
Il presidente degli Stati Uniti ha detto che “il mondo è cambiato e dobbiamo cambiare anche noi”.
Lo ha detto Obama alla vigilia del voto in Sardegna, alla [...]