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Ambiente

Golfo a rischio

stdClass Object ( [ID] => 539 [post_author] => 2 [post_date] => 2009-04-16 16:39:03 [post_date_gmt] => 2009-04-16 15:39:03 [post_content] => Sulla statale 125, partendo da Cagliari, poco prima di arrivare all'altezza di Baunei si prende la lunga discesa che va verso pedra longa. Il paesaggio è mozzafiato, la montagna incrocia il mare in un connubio fantastico e a pochi metri dal mare trovi pecore, capre e maialini che pascolano beatamente. Quando sono da quelle parti cerco sempre di farci un salto e così è successo qualche giorno fa. Venerdì 10 Aprile sono arrivato al parcheggio dove si lasciano le macchine e da lì sono sceso nella scalinata che porta verso il mare. Affascinato guardo le nuvole grigie che avvolgono le cime delle imponenti montagne che ricadono verdi sul mare agitato, le onde si infrangono sugli scogli e formano una larghissima scia di spuma. di fronte al mare. Lo spettacolo è fantastico. Mi volto verso destra, vedo che la schiuma è arrivata persino un po' più al largo.. che strano. Incuriosito guardo meglio e mi rendo conto che si tratta non di schiuma del mare ma di residui degli scarichi delle imbarcazioni che costeggiano continuamente il golfo di Orosei. L'avevo notato anche l'anno scorso ma avevo pensato fosse un fenomeno passeggero dovuto alle correnti. Un anno dopo quelle lunghe, orribili e tristi scie bianche si trovano lungo tutto il golfo e bisogna fare qualcosa per preservare le sue meraviglie da quella schifezza, non è possibile continuare a rovinare in quel modo quella zona. Occorrono mezzi di trasporto che continuino a far vedere lo splendore del posto ai visitatori ma occorre fare in modo che tali mezzi siano contaminanti il meno possibile. Perchè non investire in tecnologia pulita e fare della Sardegna un modello di sviluppo turistico pulito e sostenibile anche nel trasporto via mare? Se si continua così un giorno non troppo lontano tutto il golfo e le sue magnifiche coste perderanno il loro splendore e quando i visitatori non ci saranno più rimarrà solo l' ennesimo disastro ambientale nella nostra isola incantata. [post_title] => Golfo a rischio [post_category] => 0 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => golfo-a-rischio [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2009-04-16 16:39:03 [post_modified_gmt] => 2009-04-16 15:39:03 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.fabriziomurgia.com/?p=539 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw )

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Nucleare in Sardegna?

stdClass Object ( [ID] => 498 [post_author] => 2 [post_date] => 2009-02-26 08:54:18 [post_date_gmt] => 2009-02-26 07:54:18 [post_content] => Malgrado il rifiuto categorigo dei cittadini italiani al nucleare, senza attendere le decisioni del Parlamento, da vero padrone della nazione, Berlusconi ha stipulato con la Francia un contratto per la costruzione di almeno 4 centrali,1 se non 2 saranno in Sardegna, nella piana di Oristano, con tanti saluti alle bellezze incontaminate dell'isola ed alla promozione delle fonti alternative, le uniche che avremmo dovuto sviluppare all'indomani del referendum abrogativo del '87. Ricevo e invio un terribile documento sulle conseguenze dell'incidente di Cernobyl, abbiate per favore il coraggio di guardarlo sino in fondo, questo è il futuro che con estremo cinismo politico viene preparato ai nostri figli. Scaiola ha detto, con quel suo solito sorriso "angelico" che, finalmente gli italiani potranno spendere di meno per l'energia elettrica, l'unica motivazione in fondo è quella economica.. Aiuto, voglio scendere. Spero che non lasceremo passare questa nefanda decisione con la solita rassegnazione. Rina Salis [post_title] => Nucleare in Sardegna? [post_category] => 0 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => nucleare-in-sardegna [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2009-02-26 10:12:43 [post_modified_gmt] => 2009-02-26 09:12:43 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.fabriziomurgia.com/?p=498 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw )

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Vento Sardo

stdClass Object ( [ID] => 447 [post_author] => 2 [post_date] => 2009-02-02 23:51:29 [post_date_gmt] => 2009-02-02 22:51:29 [post_content] => Un modello sociale per lo sfruttamento dell'energia eolica in Sardegna. La capacità di un territorio di produrre energia a partire dal vento dipende dall'intensità con cui il vento lo colpisce. Per dare un valore a questo potenziale si suole usare la media della velocità del vento durante un anno. In diverse zone della Sardegna la velocità media annuale ha valori tra i 6 e 8 m/s, non c'è dubbio quindi che la nostra Isola possiede una delle maggiori risorse eoliche dell'Italia, e tra le più importanti del mediterraneo. Per la maggior parte dei sardi questo fatto non è una sorpresa: siamo tutti abituati al fresco, intenso e profumato maestrale così come all'afoso, denso e caldo scirocco, entrambi portatori di grandi risorse energetiche. E sicuramente non e' una sorpresa per i promotori eolici (imprese che si dedicano alla progettazione di una centrale eolica ed ottenere permessi per la sua installazione) e per i gestori di parchi eolici, che dal vento traggono profitto, e che hanno investito e stanno investendo grandi capitali in progetti di centrali eoliche in Sardegna. Ma alla fine questo vento di chi è? Chi lo genera? Dire che appartiene ai sardi e forse un po' azzardato; in realtà il vento e' il risultato di una differenza di pressione tra masse d'aria, che si può formare a moltissimi chilometri dalla Sardegna, e noi ne vediamo solo una parte. E come il mare, l'aria appartiene a tutti. Ma una domanda più corretta sarebbe: "chi ha diritto di trarne il maggior profitto dal suo utilizzo come fonte energetica?". Se se ne fa uso in Sardegna, è chiarissimo: i sardi. Insomma, forse il vento e' di tutti, ma i profitti derivati dall'uso di questa risorsa in Sardegna sì dovrebbero ricadere sui sardi, almeno in buona parte. E ci tengo a chiarire che non e' una idea utopica dettata dal legame emotivo che ho con la mia terra, ma bensì un discorso politico, razionale e realista: perché in Europa, in paesi non certamente indietro rispetto al nostro, come la Danimarca e la Germania, ci sono chiari esempi di come l'utilizzo della risorsa eolica vada a favore della popolazione locale. In entrambi quei paesi infatti esistono da anni cooperative del vento, ovvero associazioni costituite da vari individui che traggono profitto dai generatori eolici (vendendo la energia elettrica prodotta), sostenute da una legislazione locale creata vent'anni fa e basata su due principi fondamentali: il criterio di proprietà locale e il criterio del consumo di energia. Il primo criterio si creo' per assicurare che gli abitanti locali fossero anche i beneficiari della presenza dei generatori eolici. Il secondo nacque dall'idea che ciascuno potesse coprire il proprio consumo elettrico da fonte eolica, ed allo stesso tempo assicurava che nessuno potesse ricavare profitti esorbitanti. Entrambi i criteri inoltre, aggiunti al fatto che spesso il proprietario del terreno godeva di benefici maggiori rispetto agli altri soci, hanno favorito una maggiore accettazione e minimizzato la resistenza locale all'eolica. Col passare degli anni i generatori eolici sono diventati sempre più grandi, e costosi, diventando sempre più difficile per un agricoltore o piccolo proprietario finanziare il progetto, per cui si è formato il modello misto, come è il caso della centrale eolica offshore (insieme di generatori installati a largo dalla costa) di Middelgrunden, Danimarca, di propietá per il 50% di una impresa di generazione e per l'altra metà di una cooperativa di individui o di famiglie che possiedono una quota di azioni, generalmente proporzionale al proprio consumo. Per creare questo modello ci vuole prima di tutto volontà politica, per esempio una legislazione che favorisca la nascita di queste cooperative e che ne stabilisca i criteri. Una volontà politica che in sostanza dia una risposta a questa domanda: cosa preferiamo noi sardi, un modello eolico che implica essere il portabandiera, per una volta ancora, di un'impresa promotrice con sede magari in nord d'Italia, e di una centrale eolica gestita e operata da un'altra impresa con sede magari all'estero, o essere i legittimi e orgogliosi rappresentanti di un modello eolico basato sull'equa ripartizione di una risorsa che e' di tutti e tra le poche che può apportare ricchezza alla nostra terra? Michele Rossetti [post_title] => Vento Sardo [post_category] => 0 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => vento-sardo [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2009-02-02 23:52:07 [post_modified_gmt] => 2009-02-02 22:52:07 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.fabriziomurgia.com/?p=447 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 5 [filter] => raw )

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Isola verde

stdClass Object ( [ID] => 294 [post_author] => 2 [post_date] => 2009-01-26 17:33:17 [post_date_gmt] => 2009-01-26 16:33:17 [post_content] => Sardegna. Sole. Mare. Vento. Un sogno: autobus che si muovono con pile a combustibile, un treno elettrico che corre da Cagliari a Sassari e che usa la corrente prodotta da una centrale eolica, alcuni mulini a vento che oltre a elettricità producono idrogeno, o desalinizzano l'acqua del mare per l'irrigazione. Piccoli impianti fotovoltaici che forniscono elettricità nelle zone remote. Altri, termici, sui tetti degli edifici, scaldano l'acqua di ogni appartamento cittadino. Una rete regionale per lo smaltimento e riciclaggio dei rifiuti organici, plastica e vetro. Piccole e medie imprese e cooperative locali che si occupano di una e d'altra di queste attività. Un centro di ricerca applicata di energie rinnovabili. Lavoro, futuro, ambiente. Protocollo di Kyoto e riscaldamento globale; petrolio, incertezze sul prezzo e certezze sull'impatto ambientale. Cosa stiamo aspettando? Perché non facciamo della Sardegna un nucleo di riferimento del rispetto dell'ambiente? Chi altri possiede paesaggi e nature incontaminati, e chi altri meglio di lei può esserne il portabandiera? Sardegna. Un amore. Ora le tue coste sono salve dal deturpamento edilizio, e libere dalle armi straniere - grazie, Soru, davvero. Ma si può guardare ancora più lontano. Si può mostrare al mondo che un modello di vita sostenibile non solo può essere rispettoso per l'ambiente, ma anche redditizio, e che può generare lavoro e ricchezza. Energie rinnovabili. La Sardegna può esserne l'esempio: abbiamo le risorse naturali e ci sono sardi capaci, dentro e fuori, per sviluppare questo modello. Sardegna. Un modello energetico, di sviluppo e di convivenza sostenibile. Sardegna, un modello per l'Europa, per il mondo. Sardegna, un'isola verde. L'ISOLA verde. Michele Rossetti Ingegnere [post_title] => Isola verde [post_category] => 0 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => isola-verde [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2009-01-26 18:56:00 [post_modified_gmt] => 2009-01-26 17:56:00 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.fabriziomurgia.com/?p=294 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 2 [filter] => raw )

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Città sostenibile

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Uno scenario che inevitabilmente imporrà delle scelte. H2PIA è un esempio di quelle che si definiscono città sostenibili, ovvero luoghi destinati ad assicurare un benessere bilanciato fra consumo e inquinamento, e basa il suo funzionamento sul combustibile del futuro: l'idrogeno. La sua applicazione più diretta avviene tramite le celle a combustibile, dall'inglese fuel-cell, o pile combustibili, dispositivi elettrochimici che permettono di ottenere elettricità da idrogeno ed ossigeno senza nessun processo di combustione termica. Gli unici sottoprodotti del processo sono acqua e calore. L'intera struttura di H2PIA funziona attraverso le pile combustibili consentendo così di ridurre le emissioni di anidride carbonica, di sopperire alla crescente crisi del petrolio, al conseguente e vertiginoso aumento dei prezzi e di arginare le lobby delle nazioni che lo producono. Le celle a combustibile esistono già a partire dagli anni Novanta e vengono utilizzate nei sistemi di riscaldamento, ecco perché la sfida di H2PIA non sembra poi così utopistica. Il progetto prevede la realizzazione di un'intera comunità urbana - composta da abitazioni, uffici, negozi ed automobili - abitata da cittadini comuni che hanno scelto di vivere in una società non inquinata. Le infrastrutture saranno concepite e costruite in una nuova formula per permettere alla migliore tradizione architettonica di abbracciare le esigenze che le tecnologie ad idrogeno comportano. Ecco spiegato perché H2PIA non ha proprio la struttura di una città ordinaria. Si compone infatti di diverse unità e nuclei abitativi. Il centro nevralgico della città è H2PIA Public. Immediatamente fuori dal centro urbano vengono posizionati pannelli solari e turbine a vento che forniscono energia ed idrogeno per la città. L'energia rinnovabile, solare ed eolica, viene distribuita direttamente agli abitanti. 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Le abitazioni sono lussuose, panoramiche e destinate a famiglie benestanti che utilizzano prevalentemente auto ad idrogeno che, anche da ferme, producono idrogeno che inviano alla centrale tramite dei condotti. Per questo Villa Hybrid può garantire riserve di energia all'intera città in caso di bisogno. Dietro al progetto di H2PIA si nasconde un team di giovani aziende e di istituzioni danesi che condivide una visione comune di società. Una società basata sul principio di libertà, dove gli abitanti non dipendano dal petrolio, e si servano di energia pulita, ovvero l'idrogeno è prodotto da sole e vento. Una società dove prevalga la creatività, in cui pubblico e privato sperimentano soluzioni ecologiche. H2PIA è un progetto che cerca di espandersi rapidamente verso un panorama internazionale, cercando di abbracciare l'intenzione dichiarata dai paesi industrializzati di muoversi verso la cosiddetta economia dell'idrogeno. Una missione decisamente difficile, se non impossibile. Loro intanto ci provano. Fonte internet: BENEDETTA PERILLI [post_title] => Città sostenibile [post_category] => 0 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => citta-sostenibile [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2009-01-25 14:57:42 [post_modified_gmt] => 2009-01-25 13:57:42 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.fabriziomurgia.com/?p=209 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw )

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Città autoenergetica

stdClass Object ( [ID] => 208 [post_author] => 2 [post_date] => 2009-01-25 14:56:21 [post_date_gmt] => 2009-01-25 13:56:21 [post_content] => GÜSSING - La città dell'utopia è arrampicata sulle colline del Burgerland, nell'Austria più profonda, ai confini con l'Ungheria, tra campi di mais e foreste di pini. Si chiama Güssing, ha quattromila abitanti e un profeta: Rheinard Koch, 46 anni, un ingegnere alto due metri e quattro che giocava a basket nella nazionale austriaca e che ha realizzato il sogno di trasformare il paese dove è nato in un'isola pulita che produce da sé, con quello che la natura gli mette a disposizione, tutta l'energia di cui ha bisogno. Il sole, il legno, il mais, i grassi vegetali, i rifiuti, a Güssing si trasformano in riscaldamento, elettricità, gas, carburante per le auto. Dice Koch: "Certo che è un sistema perfetto, ed è per questo che le grandi lobby non lo vogliono. Parliamo di molti soldi, e molti soldi vuol dire molto potere. Se ogni comunità facesse come noi, quel potere verrebbe meno". L'uso dell'energia alternativa ha permesso alla città di ridurre del 90% le emissioni di biossido di carbonio e di guadagnare ogni anno, dalla vendita alla rete nazionale del surplus energetico, 500 mila euro che vengono reinvestiti in nuovi progetti. Dal '95 ad oggi, le emissioni sono state ridotte del 93% mentre la città svedese che ha vinto il premio per la Sustainable Community, Vaxjo, ha tagliato i veleni nell'aria del 25% negli ultimi dieci anni. E Al Gore ha auspicato una riduzione del 90% entro il 2050. In Europastrasse, là dove ha la sua sede il Centro Europeo di Energia Rinnovabile, hanno dovuto costruire anche un albergo, il Com Inn, per le comitive che arrivano da tutto il mondo: dall'Ocse di Vienna, con i cinquanta diplomatici guidati dal direttore degli affari economici Bernard Snoy, agli scienziati giapponesi; dai ricercatori del Canada alle comitive di contadini scozzesi, quasi 5.000 visitatori solo l'anno scorso. "Questa città - dicono - ha saputo coniugare la crescita economica con la sostenibilità ambientale". Aggiunge Peter Vadasz, un ex professore che ora è sindaco: "Non avremmo mai sognato di raggiungere simili risultati: la montagna di denaro che prima lasciava la città, adesso rimane qui". È una storia che comincia nel 1989, quando Güssing era solo la capitale di una delle regioni più povere del paese. Non c'era altro che lavorare nei campi e il 70% della popolazione era costretta ad emigrare. Anche Koch aveva dovuto andare a Vienna, finché Herr Krammer, il sindaco di allora, pensò di offrirgli un posto come tecnico comunale. Racconta Koch: "Ci siamo chiesti che cosa si poteva fare per creare lavoro e ricchezza. E per prima cosa abbiamo realizzato che qui c'erano molti soldi: tutti quelli che la gente doveva spendere per procurarsi energia. Erano 36 milioni l'anno per la regione, 6 per Güssing. E così abbiamo pensato di creare da noi l'energia, sfruttando le nostre risorse". Quei soldi sono rimasti nella zona e hanno creato lavoro. Negli ultimi dieci anni sono nate 60 aziende per 1.200 posti di lavoro. "Abbiamo scalato la classifica della povertà e siamo diventati i primi produttori al mondo di gas naturale". Ora Güssing è completamente autosufficiente. Negli otto diversi impianti produce 22 megawattora di energia l'anno, compresi 8 megawatt di surplus che vende. Contro la sagoma del vecchio castello della nobiltà ungherese che è il simbolo del paese, si stagliano adesso montagne di segatura e cattedrali di tubi. Verena, i capelli dritti in testa per il gel, lavora in un altro dei nuovi alberghi: "Sì, adesso vengono un sacco di persone, pare che tutti siano curiosi di sapere come abbiamo fatto". E Ullriche, che va a far la spesa con il cesto di vimini: "Questa era una città morta, adesso cercano sempre nuovo personale". Il paese dell'eco-energia è cambiato: ci sono le case pastello con i tetti spioventi e i nidi di cicogna, ma anche le palazzine con le parabole sui balconi. Il Rathaus, il municipio, ha la scritta gotica e la facciata di pietra tirata a lucido e per le strade viaggiano i Renault Traffic della Biomasse Fernheizwerk Güssing. "La cosa più difficile - spiega Koch - è stata quella di convincere la gente che la nostra energia era buona come quella delle multinazionali". Ma la gente si è convinta e l'energia costa dal 30 al 40% in meno che nel resto del Paese. Al festival del teatro, quest'estate, hanno messo in cartellone il Don Chisciotte. Proprio come Koch, l'ingegnere che è diventato ricco facendo prima diventare ricco il suo paese. "Dice che sono un visionario? Sì, forse. Ma le mie visioni sono diventate realtà". Fonte internet. [post_title] => Città autoenergetica [post_category] => 0 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => citta-autoenergetica [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2009-01-25 14:56:21 [post_modified_gmt] => 2009-01-25 13:56:21 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.fabriziomurgia.com/?p=208 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw )

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Fai da te energetico

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PINZE, martello, una manciata di chiodi e una turbina eolica”. A fare un’ordinazione del genere in un negozio di ferramenta italiano si verrebbe presi per pazzi, ma in Gran Bretagna non è così. Il crescente interesse per la microgenerazione di elettricità ha finalmente fatto fare alle fonti rinnovabili l’atteso balzo dal mercato di nicchia a [...]

Casa ecologica 15 giorni

stdClass Object ( [ID] => 202 [post_author] => 2 [post_date] => 2009-01-25 14:43:23 [post_date_gmt] => 2009-01-25 13:43:23 [post_content] => Spagna. Se non avete più di 15 giorni per trovare casa e il vostro budget si aggira sui 900 euro al metro quadrato l'architetto spagnolo Moisés Alvarez Yela ha ideato una nuova filosofia dell'abitare che può fare al caso vostro. Ispirandosi al mondo animale, dove ciascuno fabbrica il proprio nido, e alle culture africane dove ogni nucleo familiare mette su la capanna di fango e paglia, Alvarez Yela insegna a ritrovare il gusto arcaico di costruire da sè la propria casa. Antisismica ed ecologica, per di più. Il progetto si chiama Forma Libre e non a caso: casette dalle forme più originali e che ricordano un po' i monoliti preistorici. Fabbricata senza angoli o linee rette, la struttura è sostenuta da sbarre di ferro arcuate. La gabbia così ottenuta viene rivestita di tela di sacco (materiale di recupero al 100%) e, infine, avvolta da una gettata di cemento armato Nessun limite di altezza o di dimensioni. La nuova formula va incontro così al gusto dei più estrosi, che possono inventare forma e volumi della loro nuova tana, integrandola armoniosamente nell'ambiente naturale in cui sorge. Ma il successo è legato anche alla vocazione ecologica della struttura che, riducendo la superficie di contatto con l'esterno, abbassa la dispersione del calore. Uno studio sull'edilizia "etica" lungo trent'anni che ha portato l'architetto spagnolo a rivoluzionare l'architettura abitativa. Il bassissimo costo di costruzione e la velocità di realizzazione (appena 15 giorni) stanno facendo di questa formula un fenomeno di tendenza: il primo di questi alloggi è nato in Andalusia, a Jaén; oggi, nella provincia di Malaga, interi quartieri residenziali stanno sorgendo nel segno di Forma Libre. Fonte internet [post_title] => Casa ecologica 15 giorni [post_category] => 0 [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => casa-ecologica-15-giorni [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2009-01-25 14:47:30 [post_modified_gmt] => 2009-01-25 13:47:30 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.fabriziomurgia.com/?p=202 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw )

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Ecocasa

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Bioedilizia

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Se ne parla sempre più spesso ma cos’è la bioedilizia? Proviamo a fornire qualche esempio pratico per rendere meglio l’idea: Illuminazione naturale e calore solare: la luce esterna può aumentare la luminosità degli ambienti interni riducendo la necessità di consumare energia elettrica.

Alcuni ambienti possono essere progettati con la funzionalità tipica delle serre.

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